Anche negli Stati Uniti quindi come in Italia e nel resto del mondo il chirurgo plastico potrà utilizzare protesi mammarie in silicone per le proprie pazienti. Fino ad oggi infatti i colleghi americani potevano soltanto impiantare protesi mammarie con un guscio di silicone ma ripiene di acqua. Tale modello di protesi presenta però  importanti svantaggi come l’alto rischio di sgonfiaggio che porta ad un seno di volume vistosamente maggiore dell’altro (e quindi alla necessità di un nuovo intervento chirurgico per sostituire la protesi difettata) oppure l’elevata incidenza di pieghe cutanee e palpabilità delle protesi attraverso la pelle. La stessa consistenza al tatto di un seno rifatto con protesi ad acqua era molto più innaturale di quella di un seno in cui era stata impiantata una protesi in silicone. Questi ultimissimi studi confermano quanto  già appurato da anni in Italia e nel resto del mondo ossia che le protesi mammarie ripiene di silicone non solo danno risultati estetici più naturali e soprattutto stabili nel tempo (il rischio di rottura di una protesi moderna di buona marca è infatti molto basso) ma sono anche assolutamente sicure per la salute delle pazienti. Ciò in gran parte è dovuto al nuovo tipo di silicone (altamente coesivo) con cui sono costruite le nuove protesi: questo gel di silicone è molto compatto (“coesivo”) ed anche in caso di rottura della protesi non diffonde all’esterno (in effetti è quasi una specie di spugna più che un vero proprio gel).

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